Calogero BARBA

Nato a Mussomeli nel 1958. Ha conseguito la Maturità d'Arte Applicata e completato gli studi all'Accademia di Belle Arti di Palermo nel corso di Scultura. E' docente titolare di "Discipline Plastiche" presso l'Istituto Statale d'Arte " F. Juvara" di San Cataldo (CL) dove vive e opera.

Spazi tensivi qualificati dalla memoria All'irruenza espressionista del suo essere, del suo porsi con tattilità pesante, non faremmo di certo corrispondere una visione ingenua dell'oggettualità materica. A tanta capacità artigianale e competenza tecnica, maturata in anni di studio e di lavoro, non pensiamo assolutamente corrisponda un rapporto con la realtà oggettuale che sa ancora di magico, di religioso. Come artista si pone in bilico tra chi appartiene alla materia e chi appartiene al colore. Posto davanti all'aut aut non sa scegliere, vede la sua realtà in una dimensione plastica ma non sa immaginare il suo spazio senza colore, percepisce le cromie del suo mondo ma non sa vedere i colori senza materia. I suoi colori non sono pigmenti da stendere su piani a generare pellicole, ma sono materia colorata che genera spazi e masse plastiche che stimolano profondità, tattilità, ombra. Vede tutto quanto lo circonda con gli occhi dell'essenzialità. Riconduce tutto all'elemento. Struttura le composizioni in maniera elementare ed effimera. Ogni elemento appartenente alla cultura contadina, e perciò carico di una sua storia e di una sua tradizione, viene decontestualizzato, risemantizzato e utilizzato per la sua configurazione strutturale. Viene depurato del suo contenuto antropologico, del suo calore culturale, della sua referenzialità mnestica, per entrare all'interno di composizioni con le sue caratteristiche strutturali, spaziali. Le sue opere non credo si possano definire con il termine tradizionale di scultura, né tantomeno appartengono al mondo delle installazioni. Esse vivono di uno spazio interesterno. Possiedono una spazialità interiore che non viene generata dalla materia ma dalla forma della sua struttura e generano una spazialità esteriore che parimenti non appartiene alla sua forma ma alla direzionalità della composizione. Quest'ultima, però, è labile, effimera e pertanto, può subire continuamente mutazioni. Le sue composizioni oggettuali generano complessità plastiche con materia carica di memoria che ha una sua forma tensiva, capace di dare allo spazio stesso una struttura e una direzionalità. Ciascun oggetto utilizzato genera un suo spazio e la complessità plastica è ottenuta come sommatoria degli spazi elementari. A ciascuno spazio compete un intervento cromatico che ne definisce la singolarità e l'unicità. Queste ultime vengono accentuate dai forti contrasti cromatici che ne delineano il carattere e la peculiarità. Ma la sintesi spaziale, motivo della incessante ricerca dell'artista, non è data dalla sommatoria degli spazi "aromatizzati" generati dai singoli oggetti, ma dalla direzione che uno o più oggetti danno alla composizione e dalla tensione che questa direzione innesca nella composizione. Lo spazio di Barba è uno spazio leggero in quanto non è generato dalla materia che acquisisce una forma, ma dalla struttura degli oggetti che generano tensione, che innescano direzionalità e verso, che lo strutturano vettorialmente, creando un dinamismo statico. Annullando il peso della materia resta solo quello della memoria che rimane l'unica a qualificare lo spazio. Diego Gulizia

 

 

 

Vettore virtuale - installazione 1995

 

 

 

 

Strutture magiche - 2001

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